Giulio Sovran

Giulio Sovran (1982) architetto milanese espatriato per la prima volta nel 2003 a Delft (Olanda), grazie al programma Erasmus. Esperienza dalla quale é scaturita la sua prima pubblicazione NL05. Itinerari di architettura contemporanea olandese, (Araba Fenice Editore) presentata alla fiera del libro di Torino (2006). Dopo aver terminato gli studi al Politecnico di Milano e presso l’Alta Scuola Politecnica (ASP), ha lavorato come architetto progettista a Sion, presso dv architectes, dal 2006, nel sud francese della Svizzera. Dal 2008 al 2013 ha vissuto a Berna, impiegato per 2 anni presso Althaus Architekten; e dal 2011 ha avviato la propria attività come architetto indipendente con sovran architects, nel 2012 ha creato lo studio associato Kaenos Sàrl (basato a Losanna e a Berna) e dal 2014 ha lanciato SOVRARC Sàrl, con sede a Sion e a Milano, dove impiega 5-6 architetti e si occupa di progettazione e realizzazione di edifici di diverse tipologie e di spazi pubblici.

Nel corso degli anni ha lanciato lanciando diverse attività imprenditoriali quali:

  • Self-made People: un portale dedicato ai giovani imprenditori italiani under 30
  • Domodule: un progetto per la costruzione di edifici in legno prefabbricati
  • Expaway: una società di recruitment internazionale con sede a Berlino

 

Perché Goodbye Mamma?

é un’idea nata sulle spiagge di Cesenatico nell’estate del 2009, oggi concretizzata in un progetto editoriale e web costruito grazie a un’equipe “internazionale” di italiani. Il collante della squadra é costituito dagli ideali di provare a migliorarla, grazie alla critica costruttiva. Aiutare gli italiani ad lasciare l’Italia, per me, non significa disprezzarla, ma carpirne gli aspetti positivi come i suoi lati oscuri. In Italia non siamo liberi, siamo schiavi di un sistema e di un circolo vizioso che non permette di poter cambiare le cose.  Solo andandosene si può avere una visione distaccata, degli esempi concreti da confrontare, una libertà che ci permette di poter proporre delle soluzioni pratiche. Goodbye Mamma!“